Grazie, Presidente. Presidente Meloni, io ho ascoltato questa mattina il suo intervento con il suo invito all'unità nazionale e l'apertura, poi, che ha fatto nelle repliche sui voti alle risoluzioni. L'ho ascoltato con orecchie nuove perché penso che, in una fase così drammatica, si debba provare ad accantonare quello che divide e si debba provare a capire se si può ragionare insieme… Stavo parlando dell'apertura che lei ha fatto alle opposizioni, capisco…
…mi faccia dire, però, Presidente che se vogliamo, se lei vuole, davvero, dialogare con le opposizioni dobbiamo chiarirci su alcune cose. In primo luogo, un riconoscimento. Anche se non le diamo necessariamente ragione, qui, tutti all'opposizione stiamo cercando di agire nell'interesse dell'Italia; sono modi diversi di interpretare l'interesse nazionale. Nei paesi maturi, a cui lei si è richiamata, nei momenti di crisi, per iniziare, ci si riconosce legittimità, poi si cercano convergenze e, infine, ci si unisce. Quella di oggi è una discussione che è un primo passo per un confronto; a nostro giudizio, è un passo tardivo perché sono passati 12 giorni dall'attacco statunitense e israeliano contro Teheran. Negli altri Paesi europei, il Presidente del Governo ha parlato alla Nazione, Macron con un lungo discorso, in tanti Paesi lo hanno fatto, in tanti Paesi lo hanno fatto in modo diverso. Il suo un passo che rischia di essere frettoloso, a meno che lei non voglia la prossima settimana ripetere questa offerta nel momento in cui sarà noto l'ordine del giorno del Consiglio europeo; altrimenti, mi dispiace, ma la sua offerta rischia di restare un po'vacua e di concludersi, al massimo, in una piccola astensione su alcuni punti delle risoluzioni. Ma non è questo il confronto che un Paese merita per affrontare una fase delicata come quella che stiamo affrontando. Nel suo intervento - io l'ho ascoltata - lei ha spiegato che stiamo facendo esattamente come fanno gli altri Paesi europei, ha addirittura detto che, sull'uso delle basi, l'Italia sta facendo come la Spagna di Sanchez. Sarebbe bello, se fosse vero.
C'è una differenza sostanziale, per noi, tra l'atteggiamento del suo Governo e quello degli altri Paesi europei: è vero l'Italia manda navi a proteggere Cipro, è vero si sta provando a coordinare di più con alcuni Paesi europei, ma il suo Governo è l'unico che non ha chiarito le condizioni con cui collaborare con gli Stati Uniti. Non mi sto riferendo solo a Sanchez, che possiamo accantonare. Penso al Primo Ministro britannico, Starmer, che ha reso pubblico un parere legale dei suoi consiglieri che argomenta che la guerra viola il diritto internazionale e per questo l'uso delle basi è un uso esclusivamente difensivo. Penso al Presidente francese che, per esempio, subito dopo i bombardamenti contro Teheran, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere di un'esplosione di guerra con gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale. Il Cancelliere tedesco, sicuramente più prudente, anche a causa del legame che il suo Paese ha con Israele, non si è, però, lasciato sfuggire l'occasione di dare un segnale di maggiore autonomia rispetto agli Stati Uniti, ragionando con la Francia su un meccanismo di deterrenza nucleare, non firmando, ma ragionando. Ecco, la Germania che discute di nucleare con la Francia è già un segnale di quanto stia cambiando il mondo e di quanto tutti quanti dobbiamo ragionare in forma diversa. Lei ha detto questa mattina che siamo un Paese ben radicato nel Mediterraneo, ovviamente, questa non è solo un'annotazione suggestiva, è una cosa molto concreta; significa che se c'è una guerra in Medio Oriente, se si bloccano i traffici marittimi, se aumenta il prezzo del petrolio, il nostro Paese ne subisce subito le conseguenze. Le mie non sono ipotesi, sono la realtà che il suo Governo si trova ad affrontare ed è una realtà che avviene a causa dell'intervento statunitense e israeliano che è un intervento arbitrario, fuori dalla legalità internazionale e con obiettivi incerti, perché nessuno crede che ci siano gli stessi obiettivi tra Israele e gli Stati Uniti.
L'instabilità che vediamo è causata anche dalla risposta iraniana. Tant'è. Non lo devo spiegare a lei perché il suo Governo, in questo momento, sta proprio correndo ai ripari per affrontare i guasti derivanti dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalle minacce iraniane contro il territorio europeo. Stare dalla parte dell'Italia, a nostro giudizio, vuol dire, nelle alleanze, ribadire agli alleati, anche quando sono forti, che sbagliano e significa dire quando danneggiano i nostri interessi.
Lei, in questa fase, può garantire al Parlamento di avere chiarito agli Stati Uniti di Donald Trump che per l'Italia, per il nostro Paese, quella campagna militare arbitraria, dagli obiettivi incerti e dalla durata infinita sta danneggiando il nostro Paese? Lei lo ha mai detto con questa chiarezza? La differenza è tutta qui. Noi vediamo gli altri Capi di Stato e di Governo difendere la sovranità del proprio Paese, mettendo limiti e condizioni o, addirittura, negando l'appoggio alle operazioni statunitensi e israeliane. Certo, le condizioni che loro mettono sono molto costrette dalla dipendenza che abbiamo come Europa, ancora oggi, dagli Stati Uniti, che è una dipendenza energetica, della difesa, tecnologica, digitale. Lo ha detto qui, la settimana scorsa, con franchezza brutale, il ministro Crosetto quando ci ha spiegato che il nostro Paese non può fare niente per far terminare un'azione che è arbitraria ed illegale. Una franchezza che, tra l'altro, stride molto con l'affermazione che lei e i suoi Ministri continuate a fare che l'Italia mai è stata così centrale.
Se il Ministro Crosetto ha ragione, cioè se, davvero, è poco quello che il nostro Paese può fare, io mi aspetterei che il suo Governo metta in campo qualsiasi iniziativa per aumentare la capacità di incidere del nostro Paese in questa fase così agitata e pericolosa. Questo passa solo dall'Europa, da una sua maggiore autonomia energetica, digitale, tecnologica e della difesa e vuole dire essere disposti a guidare un cambiamento. Ogni Paese, oggi, è troppo piccolo per le sfide che dobbiamo affrontare e le istituzioni di Bruxelles, nate per un tempo di pace, non bastano più per un tempo di guerra. Ed è qui che noi non la vediamo: lei non ha il coraggio di provare a cambiare le regole di Bruxelles. L'abbiamo sentita al Senato difendere il diritto di veto dell'Ungheria, diritto di veto che l'Ungheria in questo momento sta mettendo su una sua idea, è una sua idea quella del prestito di 90 miliardi a Kiev e Orban mette il veto e lei non difende una sua idea, una proposta dell'Italia…
… difende il diritto di un altro a dire di “no”. A fronte della lentezza di Bruxelles, alcuni Stati europei stanno prendendo decisioni se e per cambiare: lo fa la Germania di Merz, lo fa Macron, lo fa la Danimarca, discutono di deterrenza nucleare e di responsabilità per la sicurezza dell'Ucraina. Tutte iniziative che sono l'ossatura di quel “federalismo pragmatico” di cui ha parlato Mario Draghi. Anche in questo caso il suo Governo non c'è. Noi vogliamo vedere l'Italia cambiare l'Europa, aumentare la capacità di incidere del nostro Paese, proteggere gli interessi nazionali…
. … e lavorare per la pace.